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mercoledì 30 settembre 2009

RAI : LE SPESE FOLLI A SINISTRA

Mentre continua a divampare la polemica sulla puntata di “Anno Zero”, la sinistra – attraverso i suoi direttori e i suoi giullari – ha organizzato una nuova provocazione nei confronti del centrodestra e del suo leader, Silvio Berlusconi. Da questa sera, sulla terza rete televisiva, andrà in onda infatti una striscia satirica di pochi minuti, all’interno del programma ideato da Serena Dandini, che avrà come “teatro” il bagno del premier in via del Plebiscito e come protagoniste due belle ragazze che si fotograferanno a vicenda con i telefonini mentre si preparano per andare a una festa.
E non è tutto: nel corso del programma il comico Neri Marcorè vestirà i panni dell’avvocato Niccolò Ghedini, legale del Cavaliere, mentre il Trio Medusa approfondirà le “bizzarre notizie” del Tg1 di Augusto Minzolini, come “l’invasione di mucche nei supermercati”. La Dandini e i suoi autori, insomma, schiereranno tutte le forze del programma in un attacco concentrico a Berlusconi e ai suoi ministri, a cominciare dal titolare dell’Istruzione, Mariastella Gemini. Ma la satira a senso unico colpirà anche il direttore di Libero Maurizio Belpietro che, in sintonia con Vittorio Feltri, ha promosso una campagna di disobbedienza civile invitando i propri lettori a non pagare più il canone della Rai. Clima pesante, anche, all’interno della Rai in vista della riunione del Consiglio di Amministrazione fissata per giovedì. Il direttore generale Mauro Masi dovrebbe proporre un nuovo pacchetto di nomine (i prossimi vicedirettori della radiofonia, di alcune testate radiofoniche e del Tg2) mentre nulla ancora si sa sui vertici del Tg3 e della Terza Rete televisiva. È fuori dubbio che la nuova provocazione della Dandini nei confronti di Berlusconi verrà messa in conto a Paolo Ruffini, direttore della rete che da tempo, si dice, dovrebbe abbandonare quella poltrona. Ci sarà, dunque, una accelerazione destinata a rimuovere Ruffini oppure il Pd tenterà ancora di rinviare gli spostamenti a dopo il Congresso di ottobre quando gli equilibri interni al partito saranno più chiari?
Ad accrescere il malumore, infine, il quotidiano Libero che, a latere della campagna contro il canone, ha pubblicato alcune spese della Rai.
Alcuni esempi:
· per ogni puntata di AnnoZero l’Azienda spende 210 mila euro;
· 175 mila per Che tempo che fa?;
· 105 mila per Ballarò.

Michele Santoro ha uno stipendio annuo di 700 mila euro mentre la Dandini percepisce, sempre annualmente, 710 mila euro.
Il più ricco, tra i conduttori, è Fabio Fazio (2 milioni di euro) mentre il più “povero” Giovanni Floris (350 mila euro).

martedì 29 settembre 2009

IMMIGRATI ACCOGLIENZA E LEGALITA'

Il sostanziale via libera del ministro La Russa al presidente della Camera Fini, che dal palco della festa del Pdl ha proposto la riforma della legge sulla cittadinanza, ha ufficialmente aperto il dibattito nel Pdl sul delicato tema dell'immigrazione. Il coordinatore ex An si è detto infatti d’accordo con Fini sul fatto che il tema debba essere affrontato, appunto, "nelle sedi di partito" e sulla necessità di riformare la legge sulla cittadinanza, pensando in particolare alla "generazione Balotelli", cioè ai ragazzi che hanno già compiuto un ciclo scolastico, e che per questo " hanno diritto, se amano l’Italia, di essere italiani".

A fronte di un "percorso agevolatissimo" per i giovani nati in Italia e che hanno compiuto un ciclo scolastico, La Russa resta però rigido sui tempi necessari per gli adulti che vogliano la cittadinanza. E' significativo che Franceschini si sia subito allineato alla proposta dei cinque anni, invocando rispetto per le differenze multietniche e che la Lega, all'opposto, sia subito insorta affermando, con Calderoli, che anticipare la cittadinanza, e quindi il diritto di voto agli immigrati sarebbe un attentato alla democrazia e un esproprio della volontà popolare.

Ora, siccome il problema-immigrati sarà al centro della campagna elettorale nei prossimi mesi in tutte le regioni, sarà meglio maneggiare l'argomento con un po' di prudenza in più le fughe in avanti, come la presentazione di una proposta di legge bipartisan insieme al Pd proprio sull'accorciamento dei tempi per la cittadinanza senza alcun confronto interno al partito rischiano infatti di determinare una situazione di incertezza fra gli elettori moderati. Quale segnale si dà in vista delle regionali? E' giusto coniugare la fermezza con l'accoglienza, ma sconfinare nel buonismo della sinistra su un tema così cruciale rischia di diventare un clamoroso autogol. Non perché non si debba affrontare il problema, ma perché il problema deve essere affrontato all'interno del Pdl, seguendo il principio di maggioranza enunciato da Berlusconi a marzo, durante il congresso fondativo. Senza dimenticare che la cittadinanza agli immigrati non è contemplata nel programma di governo.

Parlare continuamente dell'esigenza di dare una "cittadinanza sociale" soprattutto ai minori nati in Italia rischia di essere un segnale di debolezza nel momento in cui l'elettorato richiede invece fermezza. Anche perché l'esperienza insegna che non è automatica - con la cittadinanza - l'integrazione di ragazzi che vivono in famiglie e in comunità, come quella cinese e gran parte di quella islamica - per non parlare dei rom - che non hanno alcuna intenzione di integrarsi. E non vanno dimenticate le recentissime esperienze di altri Paesi europei come la Gran Bretagna e la Francia.
Insomma, il problema vero è quello di saper coniugare accoglienza e legalità, senza cedimenti buonisti alle sole ragioni degli altri, perché difendere i diritti degli immigrati senza citarne mai i doveri significa intraprendere la strada del dialogo a senso unico che è tipico delle politiche perdenti della sinistra.

Questo mentre il Pdl dovrebbe fare fronte comune nei confronti di quei magistrati che si ritengono liberi di applicare e interpretare le leggi a loro piacimento, riparandosi dietro il paravento della Costituzione, come sta accadendo alle nuove norme sulla sicurezza che prevedono il reato di immigrazione clandestina. Il presidente dell'Anm Palamara ha addirittura teorizzato che i magistrati possano fare un controllo di costituzionalità, sostituendosi alla Consulta, fingendo di ignorare che non applicare una legge dello Stato è un reato, punto e basta.

lunedì 28 settembre 2009

FINI ADESSO ATTACCA I PARTITI

Fini adesso parla male dei partiti "Le Fondazioni sono più democratiche"
di Stefano Filippi da Il Giornale

Alla fine lui è sgommato via dal retro del Palalido seminando i giornalisti mentre il popolo della libertà, quello con la «p» minuscola, non il partito ma la gente che vota centrodestra, imboccava l’uscita principale brontolando. «Chissà dove sarebbe senza Berlusconi». «Non ha mai fatto niente nella vita, adesso ci fa la morale». «Ma cosa vuole questo qui?». Il problema è tutto in quelle due parole, «questo qui». Perché il popolo della libertà sembra imbarazzato perfino a chiamare Gianfranco Fini per nome. Non lo conoscono più.L’ex delfino di Almirante ha abiurato la memoria di Mussolini. L’ex leader del partito «Dio patria e famiglia» predica all’opposto della Chiesa sulla bioetica. L’ex ministro che con Bossi ha dato il nome alla severa legge sull’immigrazione estende la cittadinanza «a tutti quelli che amano l’Italia» e si fa fotografare con una ragazza egiziana velata. Il cofondatore (la primavera scorsa) del Pdl bastona i partiti, «cartelli elettorali, luoghi di propaganda senza democrazia interna». Il politico sdoganato da Berlusconi non spende apprezzamenti per il governo Berlusconi: «Giudicheranno gli italiani». E tuttavia si prepara a manifestare il suo pensiero in un libro (svelato ieri dal Giornale) con la prefazione - si vocifera - di Paolo Mieli, che la Rizzoli prevede diventerà un bestseller, in cui Fini racconterà ai «ragazzi dell’89», la generazione successiva alla caduta del Muro di Berlino, qual è «il futuro della libertà».Il popolo del centrodestra si riversa al Palalido, riempie (per una volta) tutti i posti a sedere per ascoltare il numero 2 del partito, e ti ritrova un signore freddo, che arriva un’ora prima per chiacchierare con La Russa a bordo piscina, assaggia le specialità degli stand gastronomici senza entusiasmo, stringe poche mani mentre sale sul palco e se ne fugge dal retro. Anche lui sembra a disagio tra la sua gente.Ieri mattina era a Torino, dibattito con Massimo D’Alema, ostentatamente «bipartisan» anche nel giorno dell’intervento alla prima Festa della Libertà. Lì ha lanciato l’affondo sui partiti «cartelli elettorali». Ha definito il confronto parlamentare «una sorta di ordalia» (ma al Palalido il pd Enrico Letta gli ha fatto osservare che questa settimana la Camera ha lavorato appena otto ore). E ha detto di preferire le fondazioni, una specie di «riserva della repubblica»: «Una volta c’erano i partiti, ora abbiamo voltato pagina e le fondazioni possono sopperire ad alcune lacune».Nel pomeriggio il presidente della Camera si è materializzato a Milano. E al Palalido, senza mai citare apertamente nessuno degli obiettivi, si è divertito a giocare a freccette con la sua maggioranza. Ha rimproverato il governo per il ritardo nel varare le «urgentissime riforme»: «O si fanno congiuntamente dal sistema Italia o si rischia di non vincere la crisi». Ha infilzato la Lega e la sua proposta di salari differenziati tra Nord e Sud: «Altro che gabbie salariali, bisogna legare gli stipendi alla produttività».Il piatto forte è stata la questione della cittadinanza, rilanciata con forza e anche con la consapevolezza di andare contromano. «L’Italia è degli italiani ma anche di tutti coloro che la amano». Malumore in platea. «La cittadinanza non può essere solo una questione burocratica». Borbottii. «Amare l’Italia significa dimostrare di conoscerne la lingua, la storia, la geografia, giurare fedeltà alla sua Costituzione e, se necessario, servirla con le armi. Bisogna superare veri e propri esami anche 5 o 7 anni dopo aver messo piede sul nostro suolo. Sono un eretico se concedo la cittadinanza a studenti stranieri minorenni? Sono diventato di sinistra? Ho perso la testa?». Sì, urla una signora dal pubblico. Fini insiste: «Qui non ci sono depositari della verità. Dibattere fa soltanto bene e continuerò a porre questioni finché non sentirò argomenti validi. Dire che non c’è nel programma è un argomento risibile».
Fini respinge nervosamente «le scomuniche preventive degli organi di giornale». Quando perfino Letta lo contesta, replica: «Sono abituato a sentirmi dire che sono diventato di sinistra, ma forse è la sinistra che si è spostata a destra». E si irrigidisce quando Giulio Tremonti smonta i suoi ragionamenti, pur definendoli «generosi e coraggiosi»: «L’Olanda sta perdendo la sua identità nazionale. In molte città del Nord Europa la maggioranza non è più quella storica. Chiedete a tedeschi e inglesi i problemi posti dalla terza generazione di immigrati. Discutere pubblicamente di questi scenari è giusto ma al momento opportuno, e una cosa fatta nel tempo sbagliato diventa a sua volta sbagliata». Il popolo della libertà esulta in piedi.In serata anche i luogotenenti (ex?) di Fini mettono un minimo di distanza. Matteoli e Gasparri dicono che le fondazioni non possono prendere il posto dei partiti, mentre La Russa difende il capo ma critica la proposta di legge di Fabio Granata, finiano di stretta osservanza: «Roba da peones». Si dissociano anche Cicchitto e Quagliariello. Fini è isolato. Ma se voleva semplicemente avviare un dibattito, quell’obiettivo è raggiunto.

mercoledì 23 settembre 2009

CASERMA DEI VVFF ! E' TRISTE DIRE "AVEVAMO PREVISTO"


VI RIPROPONIAMO UN APPELLO DENUNCIA FATTA IN EPOCA NON SOSPETTA

FORZAITALIAINFORMA
Coordinamento di Bernalda e Metaponto – 2 dicembre 2007

UN TRISTE DECLINO

In 15 anni di Centrosinistra, questa nostra Città soffre di una pesante crisi d’identità e di valori, che ne sta condizionando il normale sviluppo.
Il conseguente declino culturale, civile e democratico, prima ancora che sociale ed economico, è segnalato da numerosi indicatori, fra cui emblematicamente :
L’affermarsi di mentalità e comportamenti sempre più inclini ad egoismi, faziosità, discriminazioni , affetti da diffidenza, menefreghismo, la gestione della cosa pubblica, spesso settaria e clientelare, arbitraria e prevaricante, ne costituisce un “esempio” eccellente !
Un “ceto politico”, incapace di recepire le vere istanze della comunità, di contemperarle con saggezza ed equilibrio e di indirizzarle verso un comune obiettivo di crescita.
Tali disfunzioni hanno finito per impedire la formazione di una forte coscienza collettiva e di un sano spirito di cooperazione, che, stimolando la partecipazione attiva di tutte le componenti sociali, incoraggiando l’impegno individuale, la libera iniziativa, l’ingegno e l’operosità, in un quadro di consapevolezza e di rispetto dei ruoli, di solidarietà di interessi, di chiarezza di prospettiva e di certezza dei diritti, avrebbero potuto consentire a questa Città di valorizzare appieno le sue potenzialità.

Invece, da oltre un decennio, Essa versa in una condizione d’immobilismo e d’inerzia, avvertita in tutti i campi e i settori di attività, che ne segna il ritardo evolutivo e l’arretratezza socio-economico-culturale, in confronto all’intero contesto territoriale ! .

E’ necessario esaminare ciò che succede intorno a noi:
Pisticci ha rivalutato il suo territorio sulla spinta del turismo; oggi si batte per l’aereoporto. Ha ottenuto il suo porto canale (a nostro discapito). Migliaia di appartamenti e villaggi turistici, nati in questo decennio, a ridosso del mare di San Basilio.
Policoro cresciuto in meno di 20 anni oltre ogni aspettativa ; realizzazione del porto canale Marinagri, centri commerciali di eccellenza, e migliaia di case vacanza, villaggi, ville e alberghi sulla costa.
Marina di Novasiri ormai assunta al rango di cittadina; una frazione trasformatasi con oltre seimila alloggi, alberghi e villaggi turistici.
Scanzano cresciuta esponenzialmente , con un territorio in grado di recepire investimenti da ogni parte.

Il contesto territoriale con cui ci confrontiamo è l’elemento fondante per verificare il nostro triste declino. Bernalda e Metaponto da città di eccellenza in piena espansione, primi a dotarsi di piani urbanistici, volano della nostra economia; del turismo,dell’agricoltura; con il Lido di Metaponto fiore all’occhiello della costa jonica, oggi arrancano e non tengono il passo rispetto al contesto dell’intero metapontino.

Oggi stiamo per perdere anche l’aeroporto a Pisticci Scalo, perdere anche questa speranza , sarebbe un grave danno per il nostro territorio, per il turismo , per l’agricoltura per il rilancio degli insediamenti industriali, ma la voce della amministrazione di Bernalda è colpevolmente assente, impegnata a risolvere crisi interne alla maggioranza, la sinistra radicale in nome di uno pseudoambientalismo, fine a se stesso, sta minando le basi di un civile sviluppo.

Meglio Pontecagnano? Cosa ne pensa Il Sindaco esponente di spicco del PD regionale? Tace!

E ancor oggi non vediamo tentativi di inversione di rotta, ogni timida iniziativa viene paralizzata dal sospetto , dalla poca convinzione e dalla inettitudine. Non riusciamo nemmeno a dar seguito a timide iniziative di edilizia popolare e turistica. I trecento alloggi della discordia ,avversati solo per il sospetto di ipotetiche speculazioni. Le solite minoranze rumorose che impongono la povertà di idee e di prospettiva di sviluppo economico a questa città. I falsimoralisti di oggi e di sempre che sguazzano nella esaltazione del Niente. Solo nel niente possono esistere!

Dov’è il coraggio di un Sindaco? Perchè ancora non toglie la delega assessorile a chi gli rema contro? E dove sono le forti motivazioni degli assessori che gli tolgono la fiducia e poi non si dimettono?

giovedì 17 settembre 2009

DOPO OROGEL ANCHE PFANNER A POLICORO

Herman Pfanner, il grande imprenditore dei succhi di frutta conosciuti a livello internazionale, soprattutto nel nord Europa, sembra abbia intenzione di rilevare il sito dell'ex zuccherificio di Policoro, garantendo un aumento occupazionale di almeno 100 unità lavorative e effettuando un investimento atto ad accorciare la filiera produttiva.
Il Sindaco di Policoro, Lopatriello, che ha incontrato l'impenditore e 3 suoi investitori, avrebbe intenzione di cedere alla Pfanner quei beni comunali da dismettere, che non apportano utili al bilancio e che, quindi, rappresentano un maggior costo per l'amministrazione comunale.
Tali beni dovrebbero però essere periziati in tempi piuttosto brevi dall'Agenzia del territorio di Basilicata attraverso l'Ufficio Tecnico Erariale (UTE), per consentire a questa Azienda leader dei succhi di frutta, di insediarvisi con i macchinari, per procedere, attraverso 3 turni di lavoro, al confezionamento del prodotto alimentare per tutto l'anno.
Una iniziativa pregevole, in questo periodo di magra per l'agricoltura della Basilicata.
L'auspicio è che l'impegno dell'Azienda diventi presto un atto concreto, soprattutto per il risvolto occupazionale ad esso legato.
La cooperativa Arpor del gruppo Orogel Fresco, stanzierà circa 12 milioni di euro per incrementare la produzione nello stabilimento di Policoro, in provincia di Matera. L'operazione si dovrebbe concretizzare entro il prossimo biennio lo ha dichiarato questa mattina il presidente di Orogel Fresco, Giuseppe Maldini nell'incontro con la presidente di Confcooperative Basilicata, Vilma Mazzocco, il presidente della Regione, Vito De Filippo, l'assessore regionale all'Agricoltura, Vincenzo Viti e l'assessore regionale alle Attività produttive, Gennaro Straziuso. "Abbiamo deciso di puntare molto sulla Basilicata perché abbiamo trovato una produzione agricola di qualità e un sistema cooperativo pronto ad accogliere le sfide del mercato". "Nello stabilimento lucano - ha aggiunto il presidente della Arpor, Maurizio Tortolone - nell'ultimo biennio, abbiamo già effettuato un investimento di circa 5 milioni di euro per la produzione di semilavorato nel settore del surgelato. Con queste risorse abbiamo rafforzato la capacità produttiva del sito lucano assicurando lavoro a tempo indeterminato a 15 dipendenti e l'occupazione di 150 lavoratori stagionali.

martedì 15 settembre 2009

IL GRANDE CENTRO? SIAMO NOI

Alzi la mano chi conosce qualche elettore, qualche cittadino e persona comune, che senta un irrefrenabile desiderio di avere il Grande Centro, il nuovo (mica tanto) soggetto politico al quale starebbero lavorando – si fa per dire – in parecchi, da Pierferdinando Casini a Francesco Rutelli, passando per l’immancabile Montezemolo e approdando ad alcune non meglio specificate gerarchie ecclesiastiche. Né può mancare il contorno di “ambienti imprenditoriali”, e addirittura l’interesse – smentito – di Gianfranco Fini.
Basta solo questo elenco, che periodicamente si affaccia sui giornali a corto di notizie vere, per capire quanto questo sedicente Grande Centro sia tutto tranne che possibile o anche solo probabile, uno stanco esercizio a tavolino, insomma una Grande Palla. E una volta tanto ha trovato la battuta giusta Dario Franceschini: “È la quindicesima volta dal ’94 che si annuncia la nascita del Grande Centro, dove pare importante soprattutto l’uso dell’aggettivo ‘grande’”.
Quel “Grande”, completiamo noi, ha un solo scopo: bilanciare negli annunci la reale portata dell’operazione e dei suoi esiti elettorali, che si rivelano invariabilmente piccoli. Ma, come si dice, non basta la parola per fare grande un’operazione politica che grande non è.

Da quando Silvio Berlusconi è sceso in politica, l’Italia, come ogni vera democrazia, ha adottato il bipolarismo e l’alternanza. Oltre il 90 per cento degli elettori ha sempre votato per il centrodestra o il centrosinistra, sia nel Parlamento nazionale sia nelle Regioni e nelle amministrazioni locali. Romano Prodi, tra i tanti errori che ha fatto, questo lo aveva capito, ed anche praticato, sia pure a modo suo: non c’è più spazio in politica per l’ambiguità, non c’è più spazio per un centro che vorrebbe essere grande, ma poi diventa piccolo alla prova del voto, e allora si riduce a pure operazioni mediatiche, o a vecchi rituali di potere.
Sul Corriere della Sera di oggi campeggia una vignetta illuminante. Campo di calcio: “Casini gioca al centro”; “In quale squadra?”; “Dipende dal risultato”. Con tutto il rispetto per l’Udc, la sensazione resta quella. Confermata del resto dalle trattative per le Regionali, dove il partito di Casini si propone di allearsi di volta in volta con chi offre di più e dove c’è maggior certezza di vincere.
Alla stessa maniera, se si parla di politica nazionale, il redivivo Grande Centro appare una sorta di alleanza tra transfughi, con una spruzzata di vip. Casini era nel centrodestra dove si sentiva stretto, è uscito, ha ottenuto un risultato di per sé non irrilevante ma con il quale non si governa da nessuna parte. Rutelli è stato tra i fondatori del Partito democratico, ora ci sta stretto anche lui, dunque potrebbe trasferirsi al centro. Quanto a Fini, si è affrettato a smentire subito ogni proposito centrista: scambio di idee sì, operazioni politiche no. Anche Montezemolo ha ribadito che non intende entrare in politica, men che meno in un movimento che non solo dovrebbe faticare per affermarsi, ma anche in un’area politica che da molti anni non è più nelle consuetudini e nelle priorità degli italiani. A cominciare prioprio da quelli che si sentono e sono centristi.

Del resto non è un fenomeno solo nostro. Bayrou in Francia, Kadima in Israele, la Grande Coalizione tedesca, i liberali inglesi, i vari candidati indipendenti che di volta in volta si giocano (e perdono) le primarie americane: sono tutti esempi di fughe mai riuscite dalla dialettica centrodestra-centrosinistra che governa ogni democrazia.

Tanto più in Italia, dove la tradizione, le idee ed anche i protagonisti di quello che fu il centro moderato della Dc e dei laici hanno trovato cittadinanza nel Popolo della Libertà.

· Se c’è un Grande Centro – per pluralismo di idee, per moderazione, tolleranza e rispetto dei valori di tutti – questo siamo noi.

· Stessa cosa se si parla di Grande Centro come capacità di governo all’insegna sia del pragmatismo sia dei principi, laici o cristiani che siano.

Un Grande Centro dunque c’è, ed è dimostrato anche dal fatto che alle elezioni raccoglie stabilmente oltre il 50 per cento dei voti, mentre nei sondaggi raggiunge il 60 per cento del gradimento. Quanto al suo leader, Berlusconi, siamo oltre. Visto che per quanti sforzi in negativo faccia, la sinistra non riesce fisiologicamente ad andare sotto al 25-30 per cento, e considerando le astensioni, a che cosa può aspirare il Grande Centro? Al 10? E con numeri simili pensa di poter governare?
Forse è meglio chiamare le cose per nome. Va riconosciuta a Casini una certa coerenza, in fondo il suo partito si chiama letteralmente Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro. Ma le sigle non bastano. Nella realtà, Casini si è rimesso a praticare la famosa politica dei due forni della Prima repubblica. Allora era la Dc a rivolgersi indifferentemente a destra e sinistra, ora è l’Udc ad offrirsi al PdL ed al Pd.

L’insofferenza ed il possibile strappo di Rutelli erano stati previsti per primo proprio da Berlusconi. Un percorso, anche il suo, che merita di essere visto con attenzione e rispetto, ma pur sempre un fallimento dal quale è difficile immaginare che nascano soluzioni vincenti.
Il resto – Montezemolo, la Chiesa – è pura fuffa mediatica.
Ma a fare giustizia di tutto c’è un dato di fatto. Abbiamo un governo che governa ed una maggioranza che, pur nella dialettica tra PdL e Lega, sostiene il governo, approva le riforme e vince ogni elezione. Dall’altra parte c’è una sinistra divisa, reduce da mille sconfitte, incapace di governare, che si accinge a dividersi ancora di più.
A che cosa dovrebbe servire il Grande Centro? Forse a soccorrere qualche altro naufrago della sinistra? Forse a contendere un po’ di governo al centrodestra? A tutte e due le cose? Ce lo spieghino un po’ loro, visto che hanno molta stampa a disposizione.