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domenica 19 luglio 2009

PRIGIONIERI DELL'INCOMUNICABILITA' di Pinuccio Rinaldi

Citarsi è sicuramente poco elegante e alcune volte anche inopportuno, ma la condizione m’impone di farlo. In un mio scritto del 10 di ottobre del 2008, accusavo FI e AN di omicidio politico, perché entrambi concorrevano con il loro atteggiamento a far morire a Bernalda il PDL. A distanza di quasi un anno, con unificazione avvenuta e con passaggi elettorali consumati e preparativi falliti, quello che sta andando in scena sui vari blog locali di area è, a mio parere, una ridicola farsa che molto poco si addice ad una forza politica, ed una sciagurata conferma di una distruzione in atto.

Di questo grave danno, sembrano non avere contezza i maggiorenti degli ex gruppi di FI e AN.
In un contesto di normalità, a valle del passaggio elettorale e a valle del rigetto della lista elettorale per le amministrative (cosa unica a livello regionale), si sarebbero consumati incontri, dibattiti e pianificate azioni; nulla di tutto questo è avvenuto salvo qualche manifestazione di rito ringraziatorio.
Il solo prendere atto di tutto questo, equivale ad affermare che non esiste gruppo dirigente attivo e che la politica con i suoi bisogni langue. Ma come tutti sappiamo, nulla nasce per caso e che tutto ha una sua spiegazione.

Dunque è di questo che è indispensabile farsi carico e per farlo è necessario superare l’incomunicabilità che tiene tutti prigionieri.
sabato 18 luglio 2009

lunedì 5 gennaio 2009

VORREI.... "UN ALTRO MONDO" per il mio paese e per la Basilicata

Come ogni fine anno, e come per altre due o tre volte, nel corso dell’anno, mi arriva a casa il giornale di informazione al cittadino di un paese lontano, ma a me vicino per via di un amico che da oramai quasi 30 anni mi tiene informato di ciò che accade nella sua città.
Si chiama “Sesto Calende Informazioni – il periodico del cittadino”.Da Sesto Calende, in provincia di Varese, il giornale percorre oltre mille chilometri per raggiungermi a Bernalda.
Ogni volta, quando arriva, comincio a prepararmi a quelli che saranno i sentimenti che, di pagina in pagina, in un crescendo vorticoso tumulto, proverò. E già li conosco.
Sono anni che mi accompagnano nella lettura, nello scorrere di quelle pagine, nell’attraversare con l’immaginazione, le strade, i quartieri di questo lontano paese. Per lontano intendo quello che è distante sì fisicamente, ma soprattutto culturalmente e forse anche economicamente.

Rabbia, delusione, sconforto, speranza, indignazione, invidia, rassegnazione si accompagnano a un malessere quasi anche fisico per quel confronto tra due paesi, tra due tradizioni, due culture che mi spinge purtroppo a constatare volta per volta la sconfitta tra la nostra realtà e quella di un “altro mondo”. Una visione del bene comune, un approccio alla politica, alla partecipazione, al confronto, al dialogo, all’informazione che purtroppo non ci appartiene, appunto un “altro mondo”.Eppure le similitudini appaiono tante: quasi lo stesso numero di abitanti, amministrazioni prima di sinistra e poi di centro-sinistra, la squadra di calcio e quella di pallavolo, da noi la pallacanestro da loro la canoa, da noi il mare da loro il lago, qui il coro parrocchiale lì il corpo musicale e poi gli scouts, il museo, la pro-loco, le associazioni di volontariato e quelle sportive, da noi i reduci di guerra da loro i partigiani. Eppure, un “altro mondo”.
Ad esempio la Biblioteca Comunale, aperta tutti i giorni fino a sera e al sabato mattina, è uno dei posti più frequentati, è il fulcro culturale della città. Si organizzano dibattiti, incontri con scrittori, poeti, serate a tema, laboratori creativi per bambini e adulti, si tengono corsi serali di cucina, di teatro, di taglio e cucito, ecc..; un lungo elenco. In questo “altro mondo”, c’è il dopo del lavoro, c’è il dopo della cena, c’è la sera. Da impegnare in modo diverso.
Non solo la riunione nel partito, nell’associazione, nella parrocchia, ma anche l’incontro culturale, il dibattito, la conferenza, la serata di lettura, un “altro mondo” che ha tempi diversi dai nostri, e dove non si tiene il consiglio comunale al mattino così che nessuno possa parteciparvi, ma alle 20,30 o alle 18,30, dove non si comunica con i cittadini nelle ore più comode per gli assessori o per il sindaco, ma quando maggiore è la “partecipazione”. A proposito, in questo strano “altro mondo” c’è addirittura l’Assessore alla comunicazione e partecipazione.
Ma, come facilmente si può intuire, c’è dell’altro.

I Comitati di Quartiere, il Consiglio Comunale dei Ragazzi, il Difensore Civico, i Referendum Consultivi, il Foglio della Giunta che si pone come obiettivo quello di informare il cittadino in tempo quasi reale sulle delibere più significative, le Newsletter per chi utilizza internet informano sul mondo giovanile, su manifestazioni ed iniziative socio-culturali, su ordinanze, bandi, o.d.g. del Consiglio Comunale, scadenze tributi, lavori in corso, sulla raccolta differenziata ecc..
Un “altro mondo” che stranamente si preoccupa non di nascondersi o di sottrarsi al confronto anzi, facendo esattamente il contrario.
E’ alla continua ricerca del coinvolgimento e del sostegno dei cittadini ed è seriamente preoccupato quando ciò non avviene.
Alla presentazione della iniziativa il Foglio della Giunta e del perché di un nuovo strumento di informazione, in aggiunta a -Sesto Calende Informazioni-, si afferma: “Ciò che è in gioco è la partecipazione del cittadino”. Proprio “altro mondo”.
Una comunità, nella quale ci si confronta anche duramente in campagna elettorale, ma poi, nei rispettivi ruoli di maggioranza e minoranza, si lavora per il bene comune.
A quella che viene chiamata minoranza, cioè quella lista o liste che hanno ottenuto meno voti alle elezioni, e non opposizione, vengono garantiti spazi sul periodico di informazione al cittadino e loro rappresentanti vengono inseriti nella stessa redazione. Un “altro mondo”.
Di questo “altro mondo”, negli anni addietro, ho tentato di rendere partecipi alcuni miei amici che a vario titolo e peso avevano a che fare con le amministrazioni comunali che si sono susseguite le une alle altre senza che, in alcuni casi, nemmeno ce ne accorgessimo.

Quando hanno lasciato il segno è stato perché caratterizzate dal “botto”.
In un caso, fu dovuto a nuove idee e a una classe politica rinnovata che però beneficiò di un particolare momento nel quale furono varate nuove per il trasferimento diretto di fondi dallo Stato ai Comuni.
In un altro caso, fu dovuto alla stagione dello sperpero e dell’economia “auto-propulsiva” che attese invano il ripianamento dei debiti, contratti senza copertura finanziaria, da parte del Governo Centrale con la conseguente “dichiarazione di dissesto”.
Ma i tentativi di introdurre anche a Bernalda modelli positivi, che però sarebbero risultati “copiati” da altri, non ha mai incontrato il favore dei nostri rappresentanti nelle istituzioni locali.
Mi riferisco in particolare ai due interventi che più di ogni altro mi sembravano utili per la nostra comunità: l’informazione e la raccolta differenziata dei rifiuti.
Per entrambi il mio interessamento è datato nel tempo, mi riferisco a molti anni fa.
Per l’informazione il mio interesse era sfacciatamente di parte, un autentico chiodo fisso, avendo trascorso numerosi anni come Direttore e dietro ai microfoni di Radio Libera Cento, occupandomi di radiogiornale e della conduzione di trasmissioni sull’approfondimento di notizie di attualità.
Negli anni della radio fu difficile far digerire l’intrusione di un mezzo di informazione nei cosiddetti luoghi del potere, ma riuscimmo comunque a regalare forse una delle pagine più importanti per la partecipazione della nostra comunità alla vita politica: la diretta delle sedute del Consiglio Comunale.
Centinaia di radio sintonizzare, centinaia di bernaldesi ad ascoltare gli interventi del consigliere al quale avevano dato mandato a rappresentarli attraverso il voto, oppure la brusca interruzione da parte di che non condivideva la proposta in discussione, chi faceva sfoggio di capacità oratorie, chi si limitava ad approvare in silenzio, insomma tutti all’ascolto di quello che proprio in quegli istanti stava accadendo, di ciò che veniva dibattuto e approvato.
Ci fu addirittura chi propose la diretta radiofonica persino delle riunioni di Giunta e anche chi mi accusò della propria sconfitta elettorale, ma questa è un'altra storia.
Così come è un'altra storia la fine dell’esperienza della nostra e di moltissime altre radio libere in Italia.
In più occasioni, fornii copie di Sesto Calende Informazioni per prendere spunti e suggerimenti e dotare anche Bernalda di un foglio di informazione che potesse entrare nelle case di tutti i cittadini, per tentare di ridurre la distanza che già allora allontanava sempre di più gli elettori dai loro rappresentanti, per tentare di ridare senso alla parola “partecipazione”.
Analogo discorso per la raccolta differenziata.
Alcuni anni fa proprio in questo periodo, con la pubblicazione del numero di fine anno di Sesto Calende Informazioni, in allegato, mi arriva il calendario del nuovo anno.
Un calendario singolare che non avevo mai visto.
C’erano sì tutti i mesi, tutti i gironi, le domeniche e le festività segnate in rosso, ma in più, nella settimana, comparivano fasce colorate: azzurro, verde, giallo e negli anni successivi anche il marrone e l’arancione.
Si dava modo ai cittadini di conoscere quando e quale tipo di rifiuto sarebbe stato raccolto dagli addetti del Comune nel “porta a porta” di quel determinato giorno dell’anno.
Anche in questo caso fornii il materiale per prendere spunti e suggerimenti, ma gli anni sono passati e loro, i sestesi, differenziano con percentuali che noi per il momento possiamo solo sognare.
Chissà per quanto tempo ancora la differenziata resterà solo un enunciato, visti i deludenti risultati ottenuti, anche perché il più delle volte finisce tutto nello stesso calderone.
A proposito, è singolare vedere un addetto al ritiro del vetro alla domenica mattina che, dopo aver faticato a raccogliere tutto questo ben di Dio da riciclare, lo scarica direttamente nel cassonetto indifferenziato.
Roba dell’altro mondo!
Mentre io vorrei per il mio paese “un altro mondo”.
Non l’isola che non c’è, quella tante volte sognata da bambini, ma la realtà fatta di concretezza, del giusto pragmatismo di una illuminata visione di sviluppo che può nascere solo attraverso lo scambio delle idee, delle informazioni e con il costruttivo contributo collettivo.
Un paese dove la partecipazione sia un diritto tutelato, ma anche un dovere, dove possano essere offerte occasioni di crescita culturale, sociale, economica.

Un paese “illuminato” dove ai bambini venga garantito da subito un futuro migliore, ai giovani che non volessero accettare la sfida di provare ad diventare cittadini del mondo, prospettive di collocazione lavorativa all’interno del proprio territorio, agli adulti la possibilità di vivere con serenità il proprio tempo, di conoscere che esiste un'altra possibilità che esiste davvero “un altro mondo” e agli anziani venga offerta l’occasione per rendersi utili.
Che possa disporre delle migliori intelligenze per produrre benessere collettivo, senza secondi fini, senza alcun lucro o altro ritorno se non quello della riconoscenza.
Un paese attento ai bisogni dei singoli e che rispetti i tanti.
Che non sia condizionato dal “partito dei tecnici”; non solo una fabbrica di progetti molto spesso inutili, ma che collettivamente possa decidere verso dove indirizzare la capacità e la forza progettuale esistente, verso dove investire le risorse, anche umane. Un paese capace di scrollarsi dalla sudditanza alle idee preconfezionate, capace di mettersi in discussione, di verificare le scelte compiute e se fatte in nome degli interessi di bottega, di intrecci poco chiari, capace di fare luce e di porre un freno capace di tornare a rivestire il ruolo del protagonista e del progettista del proprio futuro.
Che scopra che dopo il lavoro, dopo la cena, c’è la sera ricca di occasioni di incontro. Un paese che discuta, che si confronti, che non abbia paura di chi ha opinioni diverse o di chi proviene da culture diverse.
Che sappia difendere le proprie radici, che con orgoglio si riappropri del passato, che sappia creare le sinergie tra le istituzioni, la scuola, la chiesa, i partiti, le organizzazioni sindacali e di categoria, le associazioni di volontariato, sportive, culturali, che trovi la forza per reagire all’esproprio delle risorse naturali opponendo le giuste rivendicazioni in termini di ristoro economico e non solo.
Mare, spiagge, monti, acqua, fonti di acqua minerale, giacimenti di petrolio e di gas naturale, ma anche agricoltura, allevamenti, artigianato, turismo; in Basilicata abbiamo le risorse per alzare la voce per farci sentire, per essere protagonisti delle scelte.
Non più decisioni prese da pochi intimi, non più la svendita da parte di comitati d’affare, ma la condivisione delle scelte.
Non più politici di ventura che appaiono solo in campagna elettorale a portare via voti che invece potremmo utilmente utilizzare per eleggere nostri rappresentanti, non più politici a vita, non più scandalose indennità di carica per consiglieri e assessori.
Per compiere il salto di qualità, per vivere una nuova stagione il percorso sarà faticoso, bisognerà produrre uno sforzo intellettuale collettivo.
Anche dei partiti.
Possono fare molto, basterebbe un moto d’orgoglio, uno scarto per divincolarsi, non più solo marionette manovrate da quei pochi burattinai che dall’alto promettono miserabili briciole, proporre la centralità della questione morale nell’azione politica. Anche della Chiesa.
Può spingere al cambiamento, all’inversione di rotta, alla presa di coscienza che la politica può essere, anzi deve essere un’autentica missione.
E anche della Scuola.
Un apporto importante; può contribuire con propri laboratori di idee e di progetti al coinvolgimento degli insegnanti, degli alunni e delle famiglie.
Vorrei solo questo……… un “altro mondo”.

Pio Risimini
Bernalda, 31.12.2008

lunedì 1 dicembre 2008

Il Lettore indipendente (chi sarà ?) é CATONE IL CENSORE

A me lettore indipendente, la lettura del contenuto – semmai alcuno ve ne fosse - dell’ultimo volantino del PD “Farse e Democrazia”, nonché il suo, tanto sovrumano quanto inutile, sforzo mirato al cambiamento del nome del partito in Partito Nuovo, non mi sottrae dal proporre un modesto e disinteressato suggerimento.

Tanto mi appresto a dare con modestia e sincero disinteresse a mezzo della seguen-te lettera, la prima di una lunga serie.
Il tutto nella suprema ottica di offrire un risolutivo contributo al miglioramento della politica bernaldese che sembra sempre più avvitarsi in un profondo abisso, senza alcuna speranza di risollevarsi.
Tu, misero politico diessino, credi che sia capitato soltanto a Te di sentire la necessità di cambiare nome al Tuo partito ?
Anche altri Tuoi avversari, che non sono mai Tuoi nemici, hanno sentito tale necessi-tà, ma con una rilevante differenza rispetto a Te: hanno modificato anche la propria visione di vita, il proprio modo di porsi innanzi ai problemi sociali.
Girati intorno ed scorgerai illustri protagonisti della vita politica di Bernalda che po-tranno esserTi da esempio e farti da CICERONE.
Fa come hanno fatto altri Tuoi avversari: è il tuo spirito deve mutare non la denomi-nazione del Tuo partito.
Anche se cambi partito, anche se – come diceva Virgilio – “ti lasci dietro terre e città” dovunque andrai ti seguiranno i tuoi vizi.

Ricordati e trai giovamento da quello che disse Socrate ad uno che si lamentava del fatto che i suoi diversi viaggi non gli portavano giovamento: Egli così disse: “ i tuoi viaggi non ti giovano perché tu porti in ogni luogo te stesso; ti incalza, cioè, sempre lo stesso male che ti ha spinto a viaggiare”.
Sai perché Tu, povero uomo di sinistra, non trovi sollievo e pace nel continuo cam-biamento del nome dei partiti? Perché Tu fuggi sempre in compagnia di te stesso, delle tue illogiche ed anacronistiche ideologie.
Nessun luogo, nessun partito, nessun nome di partito Ti piacerà finchè non avrai abbandonato il Tuo errato pensiero politico.
Confortati, però, che allorquando Tu riuscirai ad estirpare codesto male ogni cambia-mento di nome di partito Ti darà piacere.
Allora potrai anche essere cacciato dal Tuo partito. Allora ogni partito, qualunque esso sia, sarà per te ospitale. L’importate è sapere con quale spirito arrivi , non dove arrivi.
Concludo questa mia prima lettera con un suggerimento che prendo a prestito da Epicuro e che, spero Tu ne faccia tesoro: “La conoscenza dei propri difetti è l’inizio della guarigione”.
Mi sembra che questo motto sia molto appropriato al Tuo caso.
Io l’aggiornerei e personalizzerei con il seguente: Chi non sa di peccare non può correggersi.
Perciò, per quanto puoi, accusati da Te, esamina le Tue colpe, i Tuoi macroscopici errori. Prima esercita la funzione di accusatore, poi quella di giudice.
All’occorrenza sappi anche infliggerTi una condanna.
Questo Ti chiedo per il bene del paese, ma anche per il Tuo.
Affettuosamente.

Bernalda lì 28 novembre 2008

(Il lettore indipendente)
28 novembre 2008 18.25

mercoledì 26 novembre 2008

WALTER VA ALLA GUERRA di Gianni Baget Bozzo

«Dialogo» è una parola ecclesiastica e non ha corso in politica. In politica esistono l'intesa e l'incontro oppure la rottura e lo scontro. E tra maggioranza e opposizione prevale lo scontro. L'intesa è impossibile. La sinistra non può rinunciare all'antiberlusconismo, non può rinunciare alla delegittimazione dell'avversario, non può rinunciare a porsi come partito rivoluzionario e, da quando è finita la rivoluzione, come partito morale. E questo significa che l'avversario è peggio che reazionario: è immorale. Così è accaduto che la lotta contro Silvio Berlusconi è stata anche più grave di quella contro la Dc. Rimane quindi la forma del partito rivoluzionario, aggiornata e peggiorata da Enrico Berlinguer. La sinistra è rimasta alla scelta del 1993: con Antonio Di Pietro e contro i socialisti.
Sembrava chiara la svolta di Walter Veltroni come segretario del Pd: aveva scelto i confini a sinistra, rifiutava l'Unione, voleva essere riformista. La campagna elettorale fu fatta con toni pacati, salvo che nella girandola finale. Sembrava che i tempi fossero maturi per un consolato Berlusconi-Veltroni. Almeno per riforme condivise: un dissenso politico fondato su un consenso istituzionale. Era la linea pensata da Massimo D'Alema con la Bicamerale. Ma allora D'Alema ci lasciò le penne, sia come presidente della Bicamerale sia come presidente del Consiglio.
Veltroni rifiutò ai socialisti l'alleanza con il Pd e la concesse a Di Pietro. Fu la giornata degli imbrogli, perché Di Pietro promise a Veltroni che l'Italia dei Valori avrebbe fatto gruppo unico con il Pd e poi, visto che il vento per lui aveva soffiato bene, decise di fare il suo partito giustizialista. Veltroni perse tutto in un colpo solo. E i più succubi dell'imbroglio furono coloro che lo avversavano, cioè D'Alema e Marini, tutti contrari all'uomo della procura milanese. Perché i democristiani di sinistra e i postcomunisti abbiano ceduto a Veltroni su questo punto sembra incomprensibile. Ma gli uni rimanevano democristiani di sinistra e gli altri comunisti: l'avversione ai socialisti faceva parte del loro patrimonio genetico. E così loro furono i veri imbrogliati, non Veltroni, che ora presenta al posto di Ottaviano Del Turco, socialista inquisito per corruzione, l'uomo di Di Pietro, ripetendo così la saga del 1993.
Nella crisi del sistema capitalistico ci vorrebbe una sinistra moderata, ma non c'è. Tutto rimane sulle spalle di Berlusconi e del centrodestra.
(da Panorama del 21 novembre 2008)

lunedì 24 novembre 2008

NATA PER RIMANERE di Gianni Baget Bozzo

La nascita di Forza Italia nel '94 fa già parte della memoria: 14 anni sono il tempo di una generazione. Per usare una celebre frase di Winston Churchill, «mai tanti uomini hanno dovuto la salvezza alla scelta di un uomo solo». Forse è difficile anche per chi ricorda i fatti rammentare l'atmosfera del tempo. La fine del comunismo in Russia aveva prodotto in Italia l'effetto incredibile della distruzione, ad opera della magistratura, dei partiti anticomunisti e il Pds, cioè il Pci cambiato di nome, era divenuto l'unico partito costituzionale. Alla fine della rivoluzione russa aveva corrisposto la conquista del potere del Pci in Italia.
Il Pci aveva compiuto, come l'armata cinese di Mao, una «lunga marcia» ed era giunto a dominare la coscienza delle istituzioni e della cultura. Aveva realizzato la rivoluzione di Gramsci: prendere le casematte prima di attaccare il quartier generale, usare la cultura per conquistare le istituzioni. Il Pci italiano aveva usato la fine del comunismo in Russia per mostrare come si possa prendere il potere con la democrazia. Se c'era un precedente in Italia di una tale conquista, si poteva pensare al fascismo, che ottenne il potere mediante la corona e l'esercito. Il Pds lo ottenne mediante la magistratura.

Tutti sanno che questa è la verità, ma non fa più notizia. La sinistra di cultura comunista aveva occupato tutto. Tribunali, parrocchie, episcopi, giornali e libri, tv e radio. Ed è tuttora così. Siamo immersi ancora nella «lingua di legno» comunista che esclude dalla memoria quelli che ascoltarono Berlusconi e si sentirono liberati dalla sua parola. Era il popolo che aveva votato democristiano, socialista, liberale, e aveva operato il miracolo italiano, aveva retto la guerra fredda e la sfida nucleare dalla parte atlantica, era l'Italia occidentale e non sovietica. Nel '93 il Pds era la forza legittimante: si poteva essere democristiani, socialisti e liberali solo con il bollino postcomunista. Questo ricordava le democrazie popolari dell'est, i regimi comunisti che, per mostrare che l'Unione Sovietica era una sola, mantenevano formalmente i vecchi partiti borghesi e contadini debitamente comunistizzati. Era una conquista comunista da manuale, combinava aspetti del modello sovietico nel falso pluralismo e la differenza dei comunisti italiani che si dichiaravano democratici.

Forza Italia nasce in questa situazione. Berlusconi liberò il pensiero e queste cose si poterono dire. Si poteva essere anticomunisti. La democrazia funzionò e il popolo scelse la libertà. Nel '94 Forza Italia ebbe la maggioranza alla Camera e la quasi maggioranza al Senato. Nel paese sorse il sentimento di liberazione, nacquero migliaia di club. Furono un'organizzazione spontanea di sentimento e non di struttura, ma serviva un partito. La tv commerciale di Berlusconi e Publitalia furono la struttura minima in cui si organizzarono le liste vittoriose alle politiche. Giorgio Bocca scrisse che Publitalia aveva messo il «mondo sottosopra»: per questo Marcello Dell'Utri venne eliminato dal gioco con l'azione dei magistrati. Ma Forza Italia era nata ed era nata per rimanere. Il popolo italiano aveva voluto scegliere una struttura fragile ma popolare per esprimere la sua volontà di rimanere libero.

Da allora cominciò la «leggenda nera»: Berlusconi aveva vinto perché proprietario di televisione. La tv commerciale era una struttura fragile, ma fu il popolo a farne una forza politica. Tutti i poteri italiani furono contro questo popolo e il suo leader, ci fu un clamore mondiale, Berlusconi divenne un fatto che delegittimava il sistema dei partiti e creava una realtà diversa, un effetto che era sorto con se stesso. Una storia unica. Ora Forza Italia si scioglie, il Popolo della Libertà è diventato un popolo di governo e la sinistra è sfiorita come non si poteva immaginare. Il PdL, che oggi nasce come partito, raccogliendo Fi, An e altri partiti, era sorto prima nel popolo che nella forma politica ora conseguita.

(da Il Giornale del 21 novembre 2001)

lunedì 10 novembre 2008

DIRITTI E ROVESCI di Ippaso da Metaponto


Di questi tempi si discute molto e talvolta molto animosamente (anche a suon di pugni, sedie e spranghe) di decreti e di riforme della Scuola e dell’Università, di ricerca, di blocchi, di tagli, di razionalizzazione delle risorse.
Si discute della necessità di dotare le strutture universitarie di assetti più moderni, dinamici, meritocratici, meglio collegati con il mondo reale e con le esigenze della produzione e del lavoro, capaci di attrarre risorse e investimenti anche dalla sfera privata. Si discute dunque della possibilità di trasformare le Università in Fondazioni operative controllate dallo Stato oppure di estendere l’accesso agli Atenei dei contributi finanziari delle Fondazioni di erogazione.
In linea di massima tutti si dicono disponibili al dialogo su questo tema. L’esigenza di reperire nuove risorse finanziarie e di fissare nuovi criteri di spesa è imposta dall’oggettiva carenza dei fondi statali disponibili e dal loro distorto utilizzo. Ma ben presto cominciano i distinguo e vengono poste condizioni inderogabili.
Qualunque riforma deve in primo luogo salvaguardare il diritto allo studio per tutti. E quindi procedere di pari passo all’individuazione di meccanismi e di regole atti a garantire questo diritto fondamentale e inalienabile.
Poste queste condizioni, forse, anche il Centro-Sinistra può dimostrarsi aperto alla ricerca di un accordo condiviso e dire con enfasi: “Se po’ ffa’!”. Ma soltanto forse perché il Centro-Sinistra sembra spesso soddisfarsi della mera affermazione di grandi principi generali. E’ possibilista il Centro-Sinistra ma poi coraggio di fare scelte concrete spesso non ce l’ha.
All’ordine del giorno potrebbe essere aggiunto che per i più bravi e meritevoli quello allo studio debba diventare un diritto, oltre che fondamentale e inalienabile, anche sacrosanto e con titolo di precedenza. Ancora se po’ ffa’? Qualcuno certamente starebbe già arricciando il naso sentendo puzza di discriminazione. Per emancipare gli ultimi occorre azzoppare i primi, sennò come si fa a diventare tutti uguali?
La cultura del sospetto di stampo vetero-comunista è incredibilmente dura a morire, annidata come è nelle viscere profonde dell’inconscio collettivo della Sinistra. Ancora oggi miete vittime tra gli studenti che, certamente in buona fede, sfilano nei loro cortei di protesta e denunciano: “Vogliono aprire le Università ai finanziamenti privati! Così le Fondazioni dopo aver dato i soldi vorranno anche controllare i contenuti dei corsi di laurea e condizionare i percorsi della ricerca!”.
Scusate ragazzi ma pretendereste forse che la Fondazione Agnelli istituisca e finanzi corsi di laurea, magari triennali e specialistici, in “Storia dei risvolti mistici della segnaletica stradale”?! Disciplina dignitosissima, per carità! Però poi, una volta usciti dall’Università, i nostri dottori laureati non si possono lamentare se a mala pena riescono a trovare un posto di lavoro a tempo determinato e mal pagato in qualche call-center e restare precari a vita. Ma niente paura. Anche in questo caso non verranno lasciati soli. Troveranno le amorevoli braccia della Sinistra e di qualche Sindacato che in cambio del loro voto sarà disposta ad abbracciare la loro causa, a sostenere i loro cortei di protesta e a promettere la soddisfazione del loro diritto al lavoro, ovviamente a carico dello Stato. Ma questo è un capitolo successivo.
Per quale motivo si deve continuare a sospettare che se un’industria farmaceutica istituisce e finanzia dei corsi presso una Facoltà di Chimica lo faccia solo per scopi ignobili e con il segreto intento di sfruttare e sterminare l’umanità.? By-passare la ragione e fare direttamente appello alle paure e ai fantasmi, alle superstizioni e alle fantasticherie deliranti che possono albergare nella pancia profonda delle persone e di una cultura è da sempre una grossolana ma efficace tecnica di mobilitazione e manipolazione del consenso. Lo sa bene l’onorevole Di Pietro che nel suo tentativo di ipnosi collettiva condotta al suono tintinnante delle manette adesso volge lo sguardo al cielo e ci informa che anche lassù qualcuno ordisce complotti mondiali contro di noi sotto forma di scie chimiche lasciate dagli aerei.
Nessuna conquista nella Storia è mai stata facile, lineare e acquisita a titolo definitivo. Occorre senza dubbio vigilare e difendere i diritti raggiunti, impegnarsi per migliorarne l’applicazione e l’estensione ma anche per affermarne di nuovi e diversi. I diritti non si possono trasformare in entità astratte e assolute, in intangibili Moloch ai quali sacrificare le legittime aspirazioni, le esigenze e le speranze degli esseri viventi.
Gli esponenti del Centro-Sinistra si sono auto-investiti della carica di difensori eterni di valori e diritti altrettanto eterni ed immutabili. Che semplicemente non esistono e dove esistono in quanto tali sono una impostura. Se i Guardiani del Tempio oggi sono diventati conservatori e hanno paura di qualsiasi cambiamento è perché temono di perdere il potere che detengono e perché a forza di detenere il potere hanno perso il contatto con una realtà che è in sempre più rapida trasformazione. Sono diventati cinici, arroganti, corrotti e pessimisti. Non credono affatto in quella stessa umanità che dichiarano di rappresentare e di voler salvare.

Ippaso da Metaponto

domenica 2 novembre 2008

PERCHE' UNA PRIMAVERA POLITICA SI TRASFORMA IN UN AUTUNNO CUPO E PIOVOSO. di Pinuccio Rinaldi

Calendario stagionale a parte la primavera in questione è nata al lingotto di Torino. Qui Veltroni fresco di elezioni primarie espone il programma del nascente PD e traccia la sua visione della società Italiana futura. “Fare un'Italia nuova”.)

Una società basata sulla concordia, senza nessuna divisione, con meno veti, meno burocrazia, meno conservatorismi e più crescita, più uguaglianza, più libertà.
Un’economia basata sulla riduzione della spesa pubblica"spendere meno e spendere meglio", con "risparmi sugli acquisti di beni e servizi ricorrendo a grandi piattaforme di acquisto", con l’aumento dell’efficienza del lavoro pubblico "collegando l'effettiva produttività alla dinamica delle retribuzioni" e "valutando il raggiungimento degli obiettivi", con la possibilità di "giudicare i servizi ricevuti", con ” l'accorpamento in un'unica sede provinciale di tutti gli uffici periferici dello Stato".
Una politica che sappia essere dialogante e che sappia guardare alla controparte non più come nemico ma come avversario.
Queste erano le parole e la visione di Veltroni a Torino, nel febbraio 2008.
Con grande merito traccia anche il percorso politico necessario per realizzare questa visione di Italia nuova. Il PD giacché interprete di questa visione ed in quanto grande partito, parteciperà da solo alla competizione elettorale.
Nasceva cosi la primavera politica italiana, generando tutto un fiorire di atteggiamenti e dialoghi positivi fra le parti.
Poi sono arrivate le elezioni con i suoi risultati, ed è iniziato a spirare un venticello fastidioso (critiche più o meno velate alla leadership di Veltroni), ma si restava ancora in primavera. Infatti, le elezioni politiche benché sfavorevoli al PD, avevano dato un risultato di semplificazione partitica eccezionale, molti partiti, ivi compreso il partito che esprimeva la terza carica dello stato, erano rimasti fuori dal parlamento, dunque Il quadro politico parlamentare era mutato e quindi i tratti del riformismo erano evidenti, il che consentiva a Veltroni di conservare la meritata immagine di leader.
Nel mentre il nuovo governo iniziava a generare azioni governative che riscontravano ottimi risultati e notevoli consensi, quella parte unica e minoritaria dell’alleanza col PD l’IDV rappresentata da DIPIETRO, rafforzava la sua contestazione con modi e termini che erano stati banditi al lingotto.
Da questo momento e per questo, la primavera politica italiana inizia a dare segni d’inversione, e quel famoso bivio tra l’innovazione e conservazione, che sembrava superato, viene ripercorso verso la conservazione.
Sulla primavera politica italiana quel venticello fastidioso si tramuta in vento consistente, infatti, nel PD, quelle iniziali e velate contestazioni assumono forme di correnti interne e s’inizia a parlare di congressi di partito.
Tutto questo spinge Veltroni a commettere l’errore di perdere quel grandioso risultato d’innovazione che era stato capace di dare, infatti, per recuperare l’immagine è costretto ad interpretare il ruolo di oppositore con i vecchi ed improduttivi criteri, che lui stesso aveva abilito.
A questo esiziale errore di Veltroni, a parere di chi scrive, si deve far corrispondere un pari errore del PDL, che sottovalutando la capacità di Veltroni di sconfessare se stesso, non gli hanno offerto nessuna possibilità di evitare l’errore, concorrendo in questo modo a determinare il ritorno alla vecchia contrapposizione politica. Siamo tornati quindi in pieno autunno e come nella migliore tradizione meteorologica, iniziano le abbondanti piogge, contestazioni, cortei, e scioperi generali caratterizzano le giornate italiane.
Il grigiore di queste giornate è ulteriormente peggiorato dalla crisi economica mondiale. La globalizzazione si manifesta ed esprime se stessa nella maniera più dura possibile.
Tutto questo però sembra non incidere più di tanto sul dibattito politico che si va sviluppando, la priorità dei discorsi politici stabilisce un ordine diverso, grembiuli, voto in condotta ecc. ecc.
L’intera classe politica sembra dimenticare quella famosa allegoria del leone e della gazzella nella savana, (indipendentemente di chi tu sia, leone o gazzella, nella savana se ti vuoi salvare devi correre)- la nostra savana è la globalizzazione.
Che dire è veramente un autunno grigio e piovoso.

mercoledì 22 ottobre 2008

Ai Disinformatori della sinistra

La Camera dei Deputati ha approvato il decreto Gelmini di riforma della scuola. Ecco i punti salienti.1) Il decreto contiene poche innovazioni, ma chiare. Come ha affermato il ministro, obiettivo del decreto non è una riforma strutturale della scuola, ma una serie di provvedimenti concepiti per aggiustare, sistemare, riordinare quel che bastava per iniziare a mettere al centro della scuola non lo Stato, e neanche i problemi sociali, bensì l’educazione dell’alunno e dello studente.2) Il centro del decreto è l’introduzione del maestro prevalente. Il principio – ribadito dal ministro e dal Pdl e sostenuto anche dalla Lega e, fino al momento del voto, dall’Udc – obbedisce ad una concezione per cui l’educazione si fonda su un rapporto personale unico. Ciò non esclude l’insegnamento dell’inglese o dell’informatica con un docente specifico, qualora lo stesso insegnante dominante non sia in grado di attrezzarsi al riguardo. Certo, questo provocherà risparmi, liberando risorse in un bilancio per la scuola dove gli stipendi del personale assorbono oggi il 96,98 per cento (!) del budget complessivo.

D’altra parte, i maestri modulari (tre ogni due classi) sono stati introdotti per ragioni sindacali e di welfare (ossia per dare occupazione a giovani laureati), oltre che in omaggio ad una pedagogia del doppio o triplo "punto di vista" da proporre ai bambini (così che possano crescere nel dubbio…). Nella scuola italiana, a fronte di una mancanza quasi completa di investimenti infrastrutturali e nella didattica, si contano ben diecimila classi con meno di dieci alunni.
3) Il decreto punta a rinforzare il principio di autorità nella scuola, indebolitosi pericolosamente negli ultimi anni. Il voto in condotta, da solo, non può certo risolvere il problema del "bullismo", ma fornirà al docente e all’istituzione scolastica uno strumento che permetta al ragazzo e alla famiglia di riconoscere in chi lo impugna un’autorità. "Autorità", nel senso etimologico, indica qualcuno che parla con certezza di che cosa sia il bene e il male, e su questa base richiede la disciplina.
4) L’introduzione di corsi in "Cittadinanza e Costituzione" non ha come obiettivo una sorta di "educazione statale" che si suppone neutra, bensì l’educazione allo stare insieme attraverso la comunicazione dei caposaldi della vita comune: il rispetto reciproco, la cura di chi è diverso, ma anche il non sporcare i muri, l’alzarsi in piedi quando in classe entra un adulto, e così via.
5) La reintroduzione del voto in decimali mira a ripulire i giudizi sull’italiano e la matematica dagli psicologismi e da sforzi espressivi spesso poverissimi, a benefico della semplicità e della chiarezza.L’obiezione che lo scopo del decreto sia "uccidere la scuola", "togliere il tempo pieno" o "licenziare i maestri" è assai povera. In realtà le famiglie potranno scegliere liberamente se lasciare i figli a scuola 24 o 27 o anche 40 ore alla settimana. Perché opporsi alla libertà di scelta? E’ davvero necessario che tutti siano obbligati per legge ad inviare i figli a farsi indottrinare anche di pomeriggio, anche quando le scuole sono dominate da ideologie "progressiste" che nei fatti fanno progredire solo l’ignoranza?

Stampa Sinistra




Da Il Riformista, a firma Giampaolo PansaTitolo: “L’Italia che dice tutti al muro”

Da quanti anni vediamo un trio di vecchie star bollite come Massimo D'Alema, Piero Fassino e Walter Veltroni? Gli italiani senza potere constatano che il tempo passa anche per loro, eppure stanno sempre lì. In tutti i telegiornali, nei talk show, nelle chilometriche interviste. […]
[…] Il più giovane del trio, Veltroni, venti anni fa stava nella segreteria del Pci. E aveva già iniziato una carriera tormentata, da vero Perdente di Successo. Oggi ha l'aspetto del bamboccione invecchiato. Non più dolce, ma urlante, per non farsi mettere sotto da un Di Pietro che lo vuole alla canna del gas.

Come uomini di governo, tutti e tre hanno fallito. Sono riusciti a vincere due volte, nel 1996 e nel 2006, sempre trainati dal democristiano Romano Prodi. E in entrambi i casi sono stati retrocessi all'opposizione. Con quale coraggio possono proporsi di guidare la riscossa contro Silvio il Caimano? Ma la domanda non riguarda soltanto loro, bensì l'intera sinistra riformista italiana.

La mia impressione è che questa sinistra, così come la conosciamo oggi, sia già defunta. Per vecchiaia, cupezza, impotenza a rinnovarsi. Se è vero che il diavolo si nasconde nei dettagli, la dice lunga l'incidente dei manifesti per il raduno romano del 25 ottobre. La folla che compare su tutti i muri d'Italia sotto il logo del Partito Democratico è quella cattolica di piazza San Pietro, pellegrini andati lì per salutare il Papa. Una folla finta per un corteo inutile. Deciso da leader indecisi a tutto. Siamo agli sgoccioli? Credo proprio di sì. […]